Alimentazione, intestino e sistema immunitario

“Tutte le malattie nascono dall’intestino”. Lo affermava Ippocrate, padre della medicina moderna, nel 300 avanti Cristo. Aveva ragione, perché se non tutte, di certo le malattie autoimmuni e infiammatorie nascono da un intestino non più efficiente. Chi soffre di mal di testa cronici, gastriti, irritazioni cutanee o dermatiti, celiachia o intolleranze alimentari, allergie, anemie, disturbi del sonno, artrite, cistite o fibromialgia, molto probabilmente ha l’intestino infiammato o permeabile. E può guarire risanando l’apparato digerente. Cosa significa e cosa c’entra l’intestino con testa, ossa o vie respiratorie? Vediamo in dettaglio.

Quando l’intestino è sano, il nostro sistema immunitario ringrazia
Nei suoi 10 metri di lunghezza e 200 m² di superficie, l’intestino ospita il cosiddetto microbiota, un  mondo variegato di circa 400 specie diverse di microrganismi tra batteri, virus, funghi e miceti che compongono la flora batterica e che vivono soprattutto nel colon, dove si trova più del 70% di questa biomassa. Circa 70 trilioni di esseri microscopici svolgono un ruolo ben preciso e fondamentale per tutto il nostro organismo: fermentano il cibo non digerito, producono antibiotici e vitamine - tra cui la K e la B12 - e proteggono la mucosa intestinale dall’invasione di batteri patogeni. Si tratta di un equilibrio tra macro e microcosmo (eubiosi), in cui il nostro corpo fornisce nutrimenti ai batteri e questi ricambiano il favore producendo enzimi digestivi e proteggendoci da elementi nocivi che altrimenti andrebbero in circolo nell’organismo. Grazie all’effetto barriera, il sistema immunitario rimane forte e pronto a intervenire con efficacia in caso di imprevisti: infezioni, raffreddori e influenze, malattie autoimmuni e infiammazioni di uno o più organi si verificano con minor frequenza, a volte mai, e comunque si manifestano in forma lieve o risolvibile senza troppi disagi e in pochi giorni, senza ricadute, perché il corpo è pronto a reagire secondo natura e ha in sé tutte le risorse per eliminare il problema.


Se il nostro intestino diventa permeabile, ci ammaliamo più spesso e con maggiore intensità
Quando l’equilibrio intestinale viene a mancare (disbiosi) diminuiscono i batteri ‘vantaggiosi’ e prolificano quelli ‘nocivi’, compresi miceti e micotossine tra cui il deossinivalenolo (detto anche DON, da cui nascono ceppi di funghi tossici quali la candida albicans), che per la sua estrema stabilità e resistenza a trattamenti e decontaminazioni è tra le micotossine più frequenti e di conseguenza più temute, che contaminano in particolare cereali e loro derivati (farine, pasta, pane, prodotti da forno, ecc.). Questi batteri provocano fermentazioni anomale e putrefazioni che infiammano la parete intestinale e alterano le cosiddette giunzioni strette (tight junctions): i complessi proteina - proteina che collegano cellule adiacenti per sigillare lo spazio intercellulare e creare una barriera selettiva che assorbe e mette in circolo nel nostro corpo solo molecole e sostanze che possiamo accettare, eliminando quelle dannose al nostro sistema. Se le giunzioni strette vengono danneggiate, la parete intestinale diventa porosa e fa passare anche quello che non dovrebbe, intossicando l’organismo. Si tratta della sindrome da intestino permeabile(leaky gut syndrome), che sottopone a stress il nostro sistema immunitario che è troppo occupato a combattere i batteri in eccesso nell’intestino e non riesce a reagire con efficacia nel resto del corpo. Apparentemente non succede nulla di grave, ma il nostro sistema di difesa diventa più debole in modo permanente, con una serie di conseguenze più o meno gravi, a seconda della struttura che è passata e degli organi che ha intaccato: dalla cattiva digestione con gonfiori alla pancia, diarrea, stipsi e dolori addominali, fino a poter avere stanchezza cronica, coliti, infezioni vaginali, respiratorie e dentali, diverticoli, allergie e intolleranze alimentari, malattie autoimmuni, morbo di Crohn (infiammazione cronica intestinale) e tumori dell’apparato digerente. In generale, il nostro organismo è più esposto a malattie e infezioni, così una semplice influenza può trasformarsi in bronchite o polmonite, una varicella, un morbillo o una pertosse possono diventare seriamente pericolosi, o una allergia si trasforma in asma cronica. Anche celiachia e sensibilità al glutine sono legate alla permeabilità intestinale: in situazioni normali la gliadina (componente proteica del glutine) viene eliminata, resistendo alla digestione enzimatica e pancreatica. In caso di intestino permeabile, invece, trova passaggio tra le giunzioni strette (tigh junctions) e innesca una reazione immunologica: nel caso della celiachia provocando una lesione della mucosa intestinale (atrofia dei villi e iperplasia delle cripte) riscontrabile con l’esame bioptico, in caso di sensibilità al glutine provocando una flogosi submucosale (infiammazione delle superfici mucose dell’intestino) con segni di infezione ma non di danno, che però generano comunque disturbi e infiammazioni acute o croniche, da non sottovalutare.


Cosa infiamma l’intestino? Alimentazione scorretta, abuso di farmaci e vita frenetica
Le cause dell’infiammazione dell’intestino sono diverse, spesso associate tra di loro: un’alimentazione scorretta ormai quotidiana, una vita sedentaria, l’abuso di farmaci, l’inquinamento ambientale, lo stress emotivo e del sistema nervoso a cui siamo costantemente sottoposti nella nostra vita (lavoro, scuola, traffico cittadino, gestione famigliare, preoccupazioni economiche, ecc.).
Innanzitutto è bene specificare che ogni individuo ha una sua flora intestinale, condizionata da una settantina di fattori, tra cui il sesso, l’età, lo stato di salute, l’alimentazione, l’assunzione di farmaci, lo stile di vita, la convivenza con animali in casa. Il primo patrimonio di batteri e virus si eredita dalla madre e dall’ambiente in cui si vive nei primi anni di vita. Uno stato emotivamente sereno o conflittuale in casa modifica la qualità dei microbi del neonato così come un ambiente domestico più o meno igienico. E visto che la prima importante colonizzazione di germi comincia con una contaminazione durante il passaggio del neonato nella vagina della madre, un parto naturale o un parto cesareo lasciano il loro segno sul microcosmo intestinale della persona adulta. Chi nasce con cesareo non riceve quel patrimonio batterico che la natura ha previsto per lui. Può recuperare in parte venendo contaminato dalla pelle della madre nei primi giorni di vita, ma è come se avesse perso un’occasione importante di crearsi una solida barriera immunitaria. D’altro canto, se la mamma ha un intestino permeabile al momento del parto, può passare al proprio piccolo un ambiente microbico insano, predisponendolo a sua volta a una infiammazione o permeabilità dell’intestino, con conseguente facilità ad ammalarsi più spesso di altri bambini e a sviluppare in futuro uno o più disturbi che non sono genetici, ma che dipendono dallo stesso problema all’intestino, non identificato e non curato, e passato da madre in figlio.
Ma cos’è che scatena la prima infiammazione, già nella mamma? Innanzitutto l’alimentazione. Con l’introduzione degli alimenti industriali il nostro corpo ha cominciato a ingerire ingredienti chimici (conservanti, coloranti, esaltatori di gusto, ecc.), così come elementi modificati nella loro struttura molecolare come grano e cereali moderni, che troviamo oggi imperanti sulle tavole di tutto il mondo sotto forma di pasta, pane, brioches, snack, torte e biscotti, addensanti. Non si tratta solo di OGM, ma anche di incroci e ibridi tra diversi semi e piante, creati dall’uomo negli ultimi cento anni per aumentare la resa e la produzione, e caratterizzati da elementi molecolari che il nostro intestino non riconosce completamente, perché non gli è stato dato tempo sufficiente per adattarsi alle nuove strutture. Queste molecole non codificate interagiscono con la matrice proteica delle giunture intestinali (tigh junctions), alterandone la conformazione. Questo provoca la disbiosi, la sporificazione da candida e la conseguente sindrome dell’intestino permeabile. Ad aprire le porte della barriera intestinale sono in particolare le lectine, proteine contenute nei frumenti: quelle dei cereali moderni appaiono incompatibili con il nostro codice di riconoscimento, attivando una risposta immunologica anche minima (Minimal Flogosis), che però a lungo andare innesca un danno alle pareti dell’apparato digerente. La permeabilità dell’intestino aumenta anche il passaggio di agenti inquinanti come metalli pesanti, pesticidi e additivi chimici (conservanti, addensanti, coloranti, esaltatori di sapore, ecc.) contenuti negli stessi cibi industriali, potenziandone gli effetti dannosi. Non sono amici dell’intestino nemmeno latte e latticini di mucca, che infiammano le sue pareti, perché composti da una struttura molecolare non adatta e non riconosciuta dal nostro sistema digerente: siamo gli unici mammiferi a continuare a bere latte in età adulta, ma secondo natura dovremmo smettere dopo lo svezzamento.
Anche l’abuso di medicinali a cui ci sottoponiamo fin dalla tenera età ha gravi conseguenze sull’intestino. Ad esempio, eccedere nell’uso degli antibiotici diminuisce (se non distrugge) la flora batterica “utile” presente nel substrato intestinale, agevolando infiammazioni e permeabilità e impedendoci di reagire da soli all’arrivo di batteri e virus comuni.
Se infine aggiungiamo inquinamento dell’ambiente in cui viviamo, stili di vita frenetici e stress emotivi, il nostro intestino va in tilt, e di conseguenza il sistema immunitario e gli organi del nostro corpo: testa, ossa, vie respiratorie, ecc., la cui salute dipende per gran parte da quella del nostro apparato digerente.

Dalla permeabilità intestinale si può guarire
Una buona notizia: la sindrome da intestino permeabile può essere curata e di conseguenza i disturbi e le malattie connesse, che possono scomparire o arrestarsi se la funzione di barriera intestinale viene ristabilita. Come? Ogni persona ha la sua storia, per cui andrebbe fatta una analisi specifica con una cura personale, composta da una fase di purificazione e risanamento del proprio substrato intestinale, seguita da una fase di mantenimento e prevenzione da altre possibili infiammazioni.
Pur con gli accorgimenti di ogni singolo caso, in linea generale è possibile eliminare funghi e muffe nocive che nel tempo sono prolificate nell’intestino grazie a funghicidi naturali come l’estratto di semi, la scorza e la polpa di pompelmo oppure l’aglio, associati a rimedi per pulire le pareti dell’intestino come cannella, semi di lino, psillio (plantago psyllium), carciofo e zenzero, cibi fermentati come crauti, kefir e miso. Inoltre, occorre ricostituire la flora batterica sana, tramite l’assunzione di probiotici (microrganismi vitali capaci di mantenere o migliorare la flora batterica dell’intestino) e prebiotici (molecole che arrivano indigerite nel colon, dove vengono fermentate dalla flora intestinale, producendo metaboliti che forniscono elementi nutritivi utili per la prolificazione dei batteri benefici). Per entrambi è preferibile scegliere quelli privi di proteine del latte. Vi sono anche casi in cui infezioni gravi dell’apparato digerente possono essere curate tramite un trapianto di feci da una persona sana a una malata: una cura che può forse impressionare, ma che è ormai una procedura riconosciuta al pari di un trapianto di tessuti e che è diventata un trattamento codificato contro l’infezione da Clostridium difficile (un batterio nocivo), che si manifesta spesso a seguito di terapie antibiotiche troppo aggressive. Il trapianto di feci è usato in forma sperimentale anche contro colite ulcerosa e diabete insulino-resistente in fase precoce.
Dopodiché è bene prevenire nuove infiammazioni e mantenere in salute il nostro intestino e il suo microbiota, limitando l’uso di farmaci (specie di antibiotici), conducendo una vita il più possibile rilassata e da ritmi rallentati, vivendo in un ambiente poco inquinato e controllando le abitudini in cucina. Una buona alimentazione è la principale forma di prevenzione contro un intestino infiammato. Ma cosa si intende per buona? Di certo non quella composta da fast-food, cibi industriali, precotti o pre-trattati, perché ricchi di additivi e conservanti chimici che sappiamo danneggiano le pareti intestinali. Anche latte e latticini di mucca vanno eliminati, mentre si possono mantenere prodotti a base di latte di capra, pecora o asina, dalla struttura molecolare più simile al latte materno, o inserire latti vegetali come bevande a base di riso, mandorla, avena, nocciola. Attenzione però che siano biologici, prodotti localmente e senza conservanti. Si consiglia inoltre di non assumere troppi zuccheri, preferendo zucchero di canna integrale, di cocco, stevia o miele allo zucchero bianco, e di ridurre al minimo alimenti ricchi di lieviti, perché alimentano e accelerano la proliferazione dei funghi, in particolare della candida albicans. Rispetto a cereali e farine, in caso di celiachia o di sensibilità al glutine vanno eliminati quelli contenenti la struttura molecolare che infiamma, mentre negli altri casi è comunque preferibile ridurre le quantità di pasta e pane, evitando che siano sempre presenti a colazione, pranzo e cena, e ricercare farine prodotte da grani antichi, che non hanno subito modificazioni, come la varietà Senatore Cappelli, oppure il Saragolla, la Tumminia, il Gentil Rosso, la Verna, il Rieti o il Grano Monococco. Avendo una struttura più semplice e non avendo subito incroci genetici e variazioni, creano meno problemi all’intestino che li riconosce e li digerisce correttamente. In realtà ogni grano andrebbe testato sulla singola persona, in quanto se l’intestino – diventato permeabile dopo anni di consumo di cereali moderni - ha assorbito una parte molecolare irritante che è presente anche nel grano antico, potrebbero verificarsi ugualmente dei disturbi. Infine è bene mangiare una quantità sufficiente di fibre attraverso l’assunzione di farine integrali o semintegrali, frutta e verdura fresche, di stagione e non trattate, o attraverso semi di psillio, crusca di avena o pectina. Le fibre sono in grado di assorbire ed eliminare tossine dalla parete intestinale e di mantenere nell’intestino una buona presenza di butirrato (o acido butirrico), prodotto dai nostri batteri buoni a partire dalle fibre che ingeriamo. Questa sostanza agevola il rinnovamento delle cellule intestinali e permette al nostro sistema immunitario di riconoscere i batteri ‘amici’ da quelli per noi nocivi, distruggendo solo questi ultimi. In caso di una dieta carente di fibre, il butirrato scarseggia e il sistema immunitario attacca indistintamente i batteri buoni e quelli cattivi, causando un perenne stato infiammatorio.


Dottor Ulf Peter Christensson - Chiropratico, con studi in chinesiologia applicata e neurologia funzionale. Dopo un diploma di liceo scientifico conseguita nel 1970 ad Hässleholm (Svezia), studia chiropratica a Bournemouth (UK) e a Chicago (USA) dove diventa dottore in chiropratica nel 1975. Nel 1990 consegue l’abilitazione professionale presso il Ministero della Sanità di Svezia e ottiene dagli Stati Uniti un diploma in chinesiologia applicata. Sempre dagli Stati Uniti, nel 1998 conclude un postgraduate in neurologia funzionale. Dopo aver lavorato come chiropratico per dieci anni a Roma (Italia), nel 1986 fonda il centro medico Elva Medica, oggi con sede a Campagnano di Roma.